Come creare una foresta di frutti e piante spontanee per gustare una natura rigogliosa

Come creare una foresta di frutti e piante spontanee per gustare una natura rigogliosa

Matteo Casini

Dicembre 21, 2025

Immagina un terreno dove non serve seminare ogni anno, dove le piante trovano naturalmente il loro posto e producono cibo, aromi e materiali senza dover intervenire pesantemente. Ecco, questa è la realtà di una food forest, che non è il solito giardino, ma un ecosistema che tenta di assomigliare alla complessità di una foresta vera. Lo scopo? Creare un ambiente produttivo che non solo sia sostenibile, ma che valorizzi una grande varietà di specie. A differenza dei classici orti, qui si usano soprattutto piante perenni che si “aiutano” a vicenda, riducendo notevolmente le operazioni agricole tradizionali. Il sistema, riprendendo metodi antichi, è stato rivisitato per contrastare quella che ormai è una piaga: la perdita di fertilità causata dall’agricoltura moderna.

Chi vive in città – e la maggior parte di noi – forse non coglie quanto la natura funzioni grazie a un equilibrio delicato, senza dividere le specie in “buone” o “cattive”. In agricoltura, questo ha portato a risultati opposti: terreni impoveriti e fragili, che faticano a reggersi da soli. Le food forest cercano di rimettere tutto in sesto, creando ambienti in cui ogni pianta, ogni organismo, gioca un ruolo chiave per mantenere il sistema sano. E non solo per frutta e verdura: anche piante aromatiche, officinali e da cui ricavare materiali sono parte integrante. Insomma, un’agricoltura multilivello, più complessa e interconnessa.

Un tempo, in molte parti d’Italia, si praticava qualcosa di simile senza chiamarla così. Si coltivavano insieme frutteti, vigneti, orti, erbe aromatiche – un mix che favoriva la biodiversità e manteneva l’equilibrio biologico senza interventi invasivi. Poi, con la meccanizzazione e l’agricoltura intensiva, tutto è diventato più semplice, ma anche più fragile: i suoli si impoveriscono e le colture diventano meno resilienti. Riprendere queste vecchie pratiche, però, è una risposta concreta per rendere più stabile e sana la produzione agricola, tutelando allo stesso tempo l’ambiente.

Il concetto e i principi base di una food forest

È bene chiarire subito che una food forest non è solo un orto grande o un frutteto convenzionale. Si tratta di un sistema pensato per imitare le dinamiche di una foresta naturale. Le piante prescelte sono per la maggior parte perenni, spesso locali o comunque ben adattate al territorio, capaci di instaurare vere relazioni di mutuo vantaggio: così supportano la crescita collettiva e la salute dell’ecosistema. Non serve un’area immensa per iniziare: si parla di food forest a tutti gli effetti sopra gli 800-1000 metri quadrati. Meno di così? Si parla più di giardini commestibili, ma i principi restano molto simili.

Come creare una foresta di frutti e piante spontanee per gustare una natura rigogliosa
Come creare una foresta di frutti e piante spontanee per gustare una natura rigogliosa – biovivaiortona.it

È la progettazione a fare davvero la differenza: occorre considerare le condizioni del luogo, come il clima, il tipo di terreno e l’esposizione solare. In Italia, con la varietà di microclimi che troviamo, la scelta delle specie cambia in modo significativo da una regione all’altra. Pensate al castagno, che cresce bene nelle zone più calde della Sicilia, o agli agrumi e all’ulivo, ormai coltivati anche in parti insolite, come certe valli del Trentino. Questi dettagli contano parecchio per costruire un sistema funzionale e che duri nel tempo.

Gestire una food forest significa staccarsi dalle pratiche convenzionali: niente lavorazioni pesanti del terreno, potature maniacali o trattamenti frequenti. Il punto è favorire una convivenza armoniosa tra specie che – crescendo spontaneamente – producono biomassa utile e multifunzionale. Un’alternativa concreta alle monoculture intensive, che sono ecologicamente fragili e dipendenti da interventi esterni continui. Qui si cerca un equilibrio vero, capace di garantire produttività e sostenibilità a lungo termine.

Le piante, la progettazione e le sfide della food forest

Selezionare le specie giuste e combinarle bene è un momento fondamentale per realizzare una food forest. L’adattamento all’ambiente locale aiuta a valorizzare ogni strato della vegetazione: non solo alberi da frutto, ma anche arbusti, piante erbacee perenni, rampicanti e radicanti, che insieme migliorano la fertilità del suolo e mantengono un equilibrio salutare. Solo con un mix studiato nei minimi dettagli si può ottenere una buona produttività e resilienza.

Prima di tutto, bisogna esaminare con attenzione la natura del terreno, l’irraggiamento, il clima e la disponibilità idrica. Non basta leggere le carte o fare qualche analisi: osservare il paesaggio circostante e confrontarsi con chi lavora la terra da anni in quel posto dà un vantaggio enorme. Così, si costruisce una food forest che regge bene le stagioni e le esigenze di manutenzione.

Chi è abituato alla standardizzazione dell’agricoltura intensiva potrebbe trovare tutto questo complicato. Le specie impiegate nelle food forest spesso provengono da varietà antiche, più rustiche e meno “fragili” rispetto alle colture innestate, che richiedono cure continue o trattamenti specifici. Recuperare e valorizzare questi patrimoni geneticamente preziosi è – diciamo – una strada naturale per chi punta a un’agricoltura meno artificiale e più sostenibile.

Da sottolineare: la cosiddetta “autoproduzione” delle piante non significa abbandonarle a se stesse, con una crescita selvaggia e incontrollata. È un sistema studiato per mantenere la produttività nel tempo, soprattutto per l’autoconsumo, senza impegnarsi in una produzione standardizzata per il mercato. È vero, ci vuole più tempo per vedere i risultati, ma le piante sono più robuste e meno dipendenti da interventi pesanti. La manutenzione prevede potature leggere, non invasive: così le piante restano sane e produttive.

Un dettaglio spesso sottovalutato da chi vive in città riguarda la scala operativa: la raccolta della frutta non richiede sempre macchinari complessi, ma può avvenire anche con strumenti semplici, come le tradizionali pertiche artigianali. Sono pratiche che spesso coinvolgono famiglie o comunità, aggiungendo un valore sociale e culturale che va ben oltre il semplice atto agricolo.

La diffusione delle food forest nel nostro paese passa – oltre che per l’applicazione pratica – anche attraverso la condivisione di esperienze e la formazione. Corsi dedicati e materiale didattico accompagnano chi vuole avvicinarsi a questo metodo che cresce, lentamente, in tante zone d’Italia, dalle pianure fino alle aree montane. Alla fine, adattarsi alle condizioni locali rimane la chiave per far funzionare coltivazioni così complesse e, soprattutto, sostenibili.

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