3 campanelli d’allarme nelle piante grasse segnalano il marciume imminente

3 campanelli d'allarme nelle piante grasse segnalano il marciume imminente

Matteo Casini

Dicembre 24, 2025

Nel mezzo di un vivaio dove le piante si accalcano, un coltivatore si sofferma su una succulenta. Qualcosa non va: il fusto ha una piega insolita, meno rigida del solito. Un dettaglio che, spesso, sfugge all’occhio, ma che racconta di un problema in agguato – un marciume radicale che si sviluppa sottoterra molto prima di mostrarsi. La causa? Di solito errori nell’irrigazione o un substrato inadatto. Elementi semplici, sì, ma spesso dimenticati. Le reazioni variano anche fra le specie, soprattutto quando le temperature scendono, specie se siamo in casa o in serre improvvisate. Nel Nord Italia, d’inverno, poi, la situazione peggiora: il metabolismo rallenta e il rischio che il marciume alle radici si attivi sale notevolmente.

Primi segnali e dinamiche del marciume

Quando il terreno non lascia respirare bene le radici, cioè quando il substrato resta bagnato a lungo, il marciume si mette in moto. Un habitat ideale per i patogeni che vanno a danneggiare la pianta, piano piano. Il fusto perde durezza, diventando molle sotto le dita – segno chiaro che è in corso un deterioramento cellulare. I segnali saltano fuori soprattutto durante il freddo inverno, quando le succulente rallentano il metabolismo, ma non vanno abbandonate.

3 campanelli d'allarme nelle piante grasse segnalano il marciume imminente
3 campanelli d’allarme nelle piante grasse segnalano il marciume imminente – biovivaiortona.it

Pure il colore delle radici cambia: da bianche sane diventano scure e marroni, con un odore spesso molto sgradevole. Chi coltiva su terrazzi o balconi sa bene quanto conti un drenaggio efficace: vasi senza buchi o terricci troppo compatti sono un disastro, trattengono l’acqua e causano quella fatale asfissia radicale. Mischiare sabbia e perlite al substrato è un trucco che – non a caso – tiene lontano il problema, anche in città dove l’aria è meno ricca di ossigeno. E poi, l’annaffiatura: troppo frequente mantiene il terreno sempre umido, mentre troppo rara indebolisce la pianta e favorisce funghi. Molti hanno imparato a picchiettare il vaso dopo aver bagnato, per vedere se l’acqua passa via senza incepparsi.

Strategie quotidiane di prevenzione

Basta poco per far stare bene le succulente, anche se richiede attenzione. La questione del vaso con drenaggio efficiente non si può sottovalutare. Per esempio, i contenitori smaltati rallentano il deflusso dell’acqua e, senza accorgersene, si rischia l’accumulo nascosto. Il substrato giusto? Un mix equilibrato di terriccio universale, sabbia grossolana e perlite – ognuno con la sua quantità – perfetto per dare aria senza far perdere stabilità alle radici. Dalle nostre parti, nel Nord Italia, in inverno qualcuno usa piccoli riscaldatori da serra: non è una moda, serve proprio a tenere viva la pianta quando fa freddo. L’irrigazione? Ci si regola infilando un dito nel terreno, finché risulta asciutto non si bagna: semplice, ma efficace. Tra l’altro, diminuire gli annaffi regolarmente in inverno è la mossa giusta, poi, in primavera aumentare il ritmo. Una cosa che magari si dimentica è il posto: lasciare le succulente sotto una copertura leggera salva da piogge troppo forti e improvvise, ecco perché il terreno non resta fradicio per giorni. Insomma, se si segue tutto questo, le piante ringraziano tutto l’anno.

Interventi tempestivi per il recupero

Quando il marciume radicale diventa evidente, la prassi è una sola: agire subito. Si toglie delicatamente la pianta dal vaso e si dà un’occhiata alle radici. Quelle molli, scure o annerite? Vanno tagliate, con forbici o coltelli sterilizzati (magari passati nell’alcool) per non spargere l’infezione. Spesso questa operazione viene fatta male o rimandata, ma è il primo passo per salvare la situazione. Dopo, si rinvasa in un substrato fresco, ben drenante, pensato per succulente. Le ferite sulla pianta? Bisogna aspettare qualche ora, tenerla coperta per farle cicatrizzare e ridurre i rischi di altre infezioni. Qualcuno sparge carbone attivo o polveri che assorbono l’umidità sulle zone tagliate – una pratica utile, non proprio comune. Raccomandato è anche attendere qualche giorno prima di innaffiare di nuovo: il terreno deve stabilizzarsi. I più esperti lo hanno imparato con qualche tentativo sbagliato dietro. Passate settimane – se si è stati rapidi – ecco i nuovi germogli, solidi e dai colori brillanti. Dalle città italiane arrivano sempre più storie di chi, coltivando succulente sui terrazzi, ha capito bene queste regole (e non solo per moda).

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